La mia piccola riflessione su Giovanni Allevi.

Va bene, abbiamo capito. Dovremo aspettare ancora qualche secolo prima di ammirare il nuovo Mozart. Sì, chiaro. Anche J. S. Bach costruiva fughe e messe come ombrelli per ripararsi dalla pioggia di critiche di puristi, onniscienti del contrappunto, custodi di verità assolute. Salvo poi questi fare la figura del Salieri di turno. Ma questo non è il caso di Giovanni Allevi. La sua musica probabilmente non è avanti anni luce come quella del Maestro della Fuga.

Eppure mi dicono che Giovanni Allevi divida. Concerti soldout, teatri pieni e vendite record dei dischi. Centinaia di migliaia di fan. Tutti incompetenti e figli di un livello culturaLe musicale mai così basso nella storia del Bel Pease. Dice l’altra metà.

Ma chi si schiera in questa metà? Senz’altro gente che se ne intende, di musica. Uto Ughi, Saturnino, Beethoven stesso, jazzisti, insegnanti di conservatorio, accademici. Insomma gente che dovrebbe possedere i canoni di valutazione di un prodotto artistico. Se non fosse che questi canoni non esistono. Mi dicono che la sua musica sia di basso livello, nulla di innovativo, da quinto anno di conservatorio, banale, sicuramente potrete aggiungere altri apprezzamenti tra i commenti. Ma allora cosa ne ha determinato il successo? Se è musica così scadente, sarebbe dovuto essere un flop come tanti altri raccomandati. Premettendo che non credo molto nelle raccomandazioni, perché puoi raccomandare tutto ma non qualcosa che devi vendere e in questo semplice principio rientrano anche le allusioni a case discografiche e sponsor che spingono il “personaggio”. In sostanza migliaia di persone vanno ai suoi concerti perché plagiate. E quando anche i più arguti degli argomentatori rimangono a corto di complotti ecco che si sentenzia sul basso livello musicale italiano.

Non sparate su Giovanni Allevi

Proprio quando vedo una così grande sproporzione mi sorge il dubbio che la critica sia un fenomeno sociale che va al di là della mera espressione di apprezzamento o disapprovazione. Ma facciamo un passo indietro.
Giovanni Allevi

Sulla base di cosa si giudica Giovanni Allevi? Devo dire che il 90% rimane vago e fin qui siamo bravi tutti. Qualcuno si esprime sulla semplicità della scrittura armonica, la poca elaborazione delle idee melodiche, la ripetitività spesso non variata, la forma non colta delle sue composizioni. Insomma tutto molto relativo, se tralasciamo i vaneggiamenti del compositore stesso che sull’onda del successo si annovera tra i neoclassicisti con paragoni con i Grandi Maestri spesso più pubblicitari che giustificati.

 

Tuttavia l’aggressività verso Allevi mi pare eccessiva, senza nemmeno entrare nel merito di un’analisi della partitura e soprattutto del personaggio. Davvero credete che sia la massima espressione del basso livello culturale italiano? Insomma, dopo le vagonate di artisti che siamo costretti a sorbirci tra Sanremo, talent e anni ’90/2000 di ogni genere, che al solo chiamarli artisti muore un albero.

 

Dopo che abbiamo le tv inondate da personaggi che non sono in grado di scrivere una scala di qualsiasi genere sul pentagramma, abbiamo un pianista che non fa pop e non fa jazz e crea un proprio seguito, un pubblico che va ai concerti, acquista dischi e riscopre la bellezza del pianoforte, strumento ormai in picchiata nel gradimento dei giovani. Un compositore apprezzato dai pubblicitari, che vende su iTunes e che magari fa scoprire ai suoi fan un autore veramente classico solo per il fatto di trovarsi nella stessa categoria dei digital store. Per voi è questo il male assoluto della musica italiana?

Una volta tanto chi lo critica dovrebbe metterci al corrente di quale contributo epocale si è portato alla storia della musica (oltre che a ottime interpretazioni dei classici come ce ne sono a migliaia), contributo possibilmente scevro di sterile avanguardismo di chi è più alla ricerca di un posto al sole sulla spiaggia degli immortali che un vero e proprio dono di bellezza all’umanità.

Dal mio punto di vista risulta indubbia la mancanza di lucidità di tali altri Maestri, di cui l’Italia è piena, nel preferire compositori come Einaudi, che non hanno niente di più del pianista capellone, o tali altri jazzisti che si riparano dalle critiche sulla musica composta con lo scudo della musica improvvisata, la cui più grande abilità è rispolverare cover di ogni genere, compresi quelli “incolti” come il pop o il reggae.
Inutile poi dilungarsi su chi lo critica, dicendo di essersi sbagliato nel dargli fiducia. Come se sia possibile lanciare un artista di un genere tutt’altro che commerciale senza come minimo averne ascoltato l’intero album. Per non parlare di quelli che gli danno del raccomandato e poi suonano alle feste dell’Unità o grazie al politico di turno.

Spero che da questo mio scritto si evinca che non voglio esprimere alcun giudizio assoluto sulla musica di Allevi, né tantomeno valutare il personaggio che sicuramente non si sforza di farsi piacere, bensì semplicemente esporre un punto di vista puramente musicale, che è sicuramente più propositivo che distruttivo.

Vito Schiuma

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